Casa degli orrori in via Isernia a Ardea: tra condanne e nuovi processi, si cercano i 380 mila euro spariti a un anziano.
La cosiddetta “casa degli orrori” di Ardea continua a essere al centro dell’attenzione giudiziaria. La Corte d’Assise ha recentemente condannato Maricetta Tirrito a otto anni di reclusione, ma la vicenda giudiziaria non si ferma qui. Il risarcimento del danno e l’intera questione economica passeranno al tribunale civile, mentre si attende un possibile appello da parte della condannata. Solo dopo il definitivo verdetto penale si potranno avviare le azioni civili. Nel frattempo, un nuovo processo è alle porte e coinvolge un’altra figura chiave, quella di Silvana Di Lorenzo. La donna, accusata di circonvenzione di incapace, è coinvolta nella sparizione di 380 mila euro dai conti di un anziano ospite della struttura.
IL CASO CONTRO MARICETTA TIRRITO: LA CONDANNA E I PROSSIMI PASSI GIUDIZIARI
Maricetta Tirrito è stata condannata a otto anni per i reati legati alla gestione della struttura di via Isernia ad Ardea, dove gli ospiti venivano maltrattati e isolati dai propri familiari. La sentenza della Corte d’Assise ha stabilito che l’aspetto economico venga trattato in un procedimento civile per quantificare e liquidare il danno. L’azione civile verrà avviata solo dopo il termine dell’eventuale appello, che la difesa della Tirrito sembra intenzionata a presentare. Il legale della famiglia di Vincenzo Pica, Mario Mariani, ha spiegato che le motivazioni della sentenza saranno determinanti per il prosieguo dell’iter giudiziario.
IL CASO VINCENZO PICA, OSPITE DELLA CASA DEGLI ORRORI: IL PROCESSO A SILVANA DI LORENZO PER LA SPARIZIONE DI 380 MILA EURO
Vincenzo Pica, 86 anni, è morto in circostanze sospette nel giugno del 2022 dopo essere stato trasferito nella struttura di via Isernia. Ma la sua storia è ancora più inquietante: in pochi mesi, il suo conto bancario è stato svuotato di 380 mila euro e la sua villetta a San Benedetto del Tronto è stata sottratta con manovre finanziarie dubbie. Per questa vicenda è imputata Silvana Di Lorenzo, il cui processo inizierà ad aprile a Roma.
Secondo gli inquirenti, la Di Lorenzo sarebbe stata il primo anello della catena di circonvenzione, avviando operazioni sospette sui conti di Pica e poi affidandone la gestione alla Tirrito. Dopo aver trasferito l’anziano da San Benedetto del Tronto ad Ardea nel settembre del 2021, lo avrebbero isolato impedendogli di comunicare con familiari, amici, medico e direttore di banca. Il passo successivo sarebbe stato quello di ottenere una procura generale per operare liberamente sui suoi conti.
Pica era noto per essere un uomo parsimonioso, solito prelevare piccole somme per le sue spese quotidiane. Tuttavia, nel giro di nove mesi, il suo conto è stato svuotato con movimenti per un totale di 380 mila euro. La situazione ha insospettito il direttore della filiale di San Benedetto, che ha dato il via ai primi accertamenti.
IL RUOLO DELLE CHAT E I MOVIMENTI SOSPETTI
Le chat ritrovate sul telefono della Tirrito hanno rivelato dettagli importanti sulle manovre finanziarie. In alcune conversazioni con il suo legale dell’epoca si sarebbe discusso della stesura di un preliminare per l’acquisto della nuda proprietà della villetta di Pica, un immobile di grande valore situato nel centro di San Benedetto del Tronto.
Gli investigatori hanno scoperto che dal conto di Pica sarebbero stati emessi assegni per un totale di 100 mila euro a favore di due sorelle di Silvana Di Lorenzo, di cui 50 mila euro sarebbero tornati sul conto dell’anziano con la causale “acquisto casa”. Secondo il PM Ambrogio Cassiani, l’obiettivo era duplice: svuotare i conti dell’anziano e appropriarsi del suo immobile.
LA MORTE DI VINCENZO PICA E I DUBBI DELLA FAMIGLIA
Dopo mesi di isolamento e degrado nella struttura di Ardea, lo stato di salute di Vincenzo Pica è precipitato. Ad aprile 2022 è stato ricoverato alla Casa di Cura Sant’Anna di Pomezia e a giugno è deceduto. La sua famiglia non ha mai creduto a una morte naturale e continua a chiedere giustizia. Uno dei punti ancora da chiarire è l’ultimo testamento dell’anziano, ritenuto sospetto da chi lo conosceva bene.
Le indagini, inizialmente divise tra la Procura di Velletri e quella di Roma, sono state unificate dopo la scoperta del legame tra la Tirrito e la Di Lorenzo. Il caso è ancora aperto e il processo di aprile potrebbe portare nuove rivelazioni sulla rete di manipolazione e abuso che si è consumata all’interno della “casa degli orrori” di Ardea.
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